Storia della Parrocchia

Verso la fine degli anni ’50 del secolo scorso alcune persone anziane di Fontanelle inviarono al Vescovo Mgr. Emilio Biancheri una petizione per poter avere un servizio religioso in zona. A quei tempi Fontanelle era una frazione rurale del comune di Riccione e faceva parte della Parrocchia di S. Martino, con sede nella vecchia chiesa del Paese. La zona comprendeva circa 300 famiglie, più di trenta delle quali erano famiglie di coloni. Chi frequentava la chiesa erano soprattutto donne anziane, qualche uomo e i ragazzi in età di ricevere i Sacramenti.

La lontananza dalla chiesa e gli scarsi mezzi di trasporto di allora facevano sì che almeno le persone anziane si recassero a soddisfare il precetto festivo presso le suore Dorotee, ora Punto Giovane, dove celebravano Messa i missionari Comboniani della chiesa Mater Admirabilis. Il Vescovo, tuttavia, aveva già in mente di erigere a Parrocchia la zona di Fontanelle anche tenendo conto dell’incremento della popolazione per via dello sviluppo edilizio della zona. Vennero fatti sopralluoghi per individuare il posto dove costruire la chiesa e venne scelto e chiesto il terreno in via Puglia dove sono ora i due campi sportivi e il parcheggio, ma per il rifiuto dei proprietari di cederlo non se ne fece nulla.

Don Gino Mordini

Don Gino Mordini

Intanto, venne dato l’incarico ad un sacerdote di organizzare il servizio religioso, anche se non era stata predisposta alcuna struttura. Venne chiamato da S. Martino in XX a Rimini, dove era parroco, don Gino Mordini, che accettò più per ubbidienza che per entusiasmo. Secondo l’opinione politica generale del tempo, la grande maggioranza della popolazione locale era colorita di un bel “rosso scarlatto” e vi era una forte ripugnanza verso la Chiesa in generale oltre ad un nutrito odio verso il Papa ed i parroci in particolare. Il carattere gentile e accogliente del sacerdote mise ciascuno a proprio agio. Don Gino organizzò il luogo di culto nella ex falegnameria di Armando Silvagni, deceduto qualche mese prima, di fianco all’attuale magazzino di materiali edili “Del Magno” sulla strada statale.

L’antico altare e una pianola provenienti dalla vecchia cappella dell’ospedale Ceccarini e alcune panche da refettorio della demolita Colonia Clementoni, sita tra via Lucania e l’attuale farmacia comunale, erano tutto l’arredamento. In questa chiesina di fortuna don Gino celebrava la S. Messa; per i battesimi, i matrimoni ed i funerali si serviva della chiesa di San Martino, in accordo col parroco don Alfredo Montebelli. Nella canonica di S. Martino gli venne messa a disposizione una stanza per l’alloggio, uno sgabuzzino per l’ufficio e la possibilità del vitto. Con la prima S. Messa celebrata domenica 7 ottobre 1962 in casa Silvagni, posso affermare che sia iniziato, anche se non ufficialmente, il cammino della nostra vita parrocchiale.

Costruzione della chiesa

Una buona percentuale degli abitanti frequentava la S. Messa domenicale, alcuni anche la S. Messa quotidiana e la Benedizione Eucaristica; si era risvegliato in essi il senso religioso che covava sotto la cenere dell’indifferenza politica. L’arciprete era molto disponibile all’ascolto e la sua bontà d’animo aveva conquistato tutti. Nel frattempo era stato acquistato il terreno per costruire la nuova chiesa. Venne scelto accanto alla cappellina ottocentesca che ricorda l’acqua fatta scaturire miracolosamente dal beato Alessio. Il terreno fu ceduto a prezzo di favore dai proprietari, i Sigg. Cerri, anche grazie, se non vado errato, ai buoni uffici del cappellano di S. Martino, don Mariano De Nicolò.

Ci fu un certo malcontento nella popolazione che abitava quasi tutta al di sopra della strada statale, mentre dove avrebbe dovuto sorgere la chiesa vi erano solo quattro case coloniche e inoltre il terreno era molto basso e paludoso. E’ sufficiente pensare che il pavimento della chiesa è alto circa 2,5 metri rispetto al suolo originario. In quel periodo si era iniziato a bonificare quel terreno e ad urbanizzarlo; ciò rasserenò la popolazione. Il progetto della chiesa venne affidato all’architetto Luigi Fonti di Rimini e prevedeva una chiesa modesta, provvisoria, bastante per la scarsa popolazione di allora. Si era negli anni del boom economico e tutto lasciava prevedere che di lì a pochi anni si sarebbe potuta costruire una vera chiesa, grande e bella.

L’appalto venne dato alla ditta edile Barogi Giovanni & Figli di Misano, che iniziò i lavori intorno alla Pasqua del 1963. Il manufatto venne eretto vicino ad un lato corto del lotto di terreno per lasciare spazio alla futura grande chiesa, che sarebbe dovuta sorgere sull’area della attuale nuova piazza. Nello spazio libero trovò posto un campo sportivo parrocchiale, battezzato dai giovani giocatori “La Fossa dei Leoni”, nome che voleva essere tutto un programma. Con gli anni questo terreno venne espropriato. Durante i lavori, ma anche successivamente, si incontrarono varie “beghe”, la più grossa delle quali era la cronica mancanza di denaro per poter pagare i lavori.

Contare sulla generosità dell’esiguo numero dei parrocchiani era un’utopia; la diocesi appoggiava il nuovo parroco, ma occorreva pure arrangiarsi. E don Gino lo faceva come poteva: cambiali e ancora cambiali… Ogni tanto ci si recava a Roma presso lo studio di qualche Onorevole democristiano per poter racimolare in qualche modo un aiuto economico. Io rimanevo discretamente in anticamera; allora i parroci trattavano gli affari da soli, senza i suggerimenti dei vari “Consigli”. Una volta Don Gino scrisse addirittura al Papa per poter avere un contributo dal Vaticano; Paolo VI rispose che la S. Sede non dava contributi per le nuove chiese, tuttavia “…la paterna bontà del Santo Padre…” gli inviò settantamila lire.

Con la fine dell’economia agricola nel 1949 moltissimi coloni delle zone vicine, ma anche di altre provincie, lasciarono i campi attratti da facili guadagni in riviera dove prosperava il turismo. Così anche a Fontanelle i poderi iniziarono ad essere lottizzati ed urbanizzati. L’imponente sviluppo edilizio conseguente e che dura tuttora ha portato, e porterà, in parrocchia persone di diverse culture, usi e abitudini, creando così una comunità altamente eterogenea. Dalle circa 300 famiglie dei primi anni ’60 si è arrivati intorno alle 1600 famiglie.

Inaugurazione della chiesa

I lavori di costruzione della nuova chiesa continuarono per tutta l’estate del ’63. Intanto la cappellina provvisoria dalla casa Silvagni si era trasferita in via Puglia, angolo via San Domino, in un garage di proprietà di Nicola Giavolucci. La sera del 31 ottobre, da questo garage, si partì in processione verso la nuova chiesa con la statua di Maria Immacolata, regalata dai coniugi Antonio Righetti e Maria Lisi, che era stato l’unico arredo decente delle misere cappelline. La partecipazione dei parrocchiani fu praticamente totale, onorata anche dalla partecipazione dei parroci confinanti. Il mattino seguente, primo novembre, alle ore otto, giunse il Vescovo e celebrò la prima S. Messa.

I canti liturgici vennero eseguiti da un coro di ragazze ospiti del collegio “Mater Dei”. Non essendoci ancora ambienti adatti, le prime “adunanze” poterono iniziare solo quando venne costruita la canonica. Questi incontri erano per gruppi, bambini, giovani, uomini, donne ed erano tenuti dal parroco, ma non troppo frequentati. Un nuovo impulso agli incontri giovanili venne dato con la presentazione della JOC. Le nostre salette traboccavano letteralmente di giovani, e grossi dibattiti si accesero tra questi e il relatore di turno, Nando Tosi, don Luigi Tiberti, ecc.

In chiesa si era arrivati ben presto alla celebrazione di cinque SS. Messe festive e due o tre uffici funebri nei giorni feriali. Per questo numero di liturgie don Gino si serviva di diversi sacerdoti. Egli aveva ricevuto dal Vescovo anche l’incarico di cappellano alla colonia-convitto “Mater Dei” delle Suore Serve di Maria Riparatrici, incarico fino ad allora svolto dai Padri Comboniani. La “Mater Dei” era un enorme complesso con circa mille persone fra ragazzi, suore e personale, esattamente come se fosse una seconda parrocchia. Si avvicendarono a collaborare con don Gino diversi sacerdoti anziani ex parroci, i frati Cappuccini dei conventi di Pesaro e Montefiore, i frati Servi di Maria di Misano ed altri.

Santa Maria Stella Maris

Appena inaugurata la chiesa, in attesa dell’erezione a parrocchia, si pensò al titolo da dare alla stessa. Considerando che il territorio della nuova parrocchia confinava col mare, don Gino pensò di dedicarla a Santa Maria Stella Maris, in latino, come si usava allora. Al Vicario Generale questo titolo piacque molto, e Santa Maria Stella Maris fu. Don Gino commissionò un quadro di grandi dimensioni raffigurante la Stella Maris ad un giovane pittore di San Marino, Ezio Giovagnoli. Il quadro, del costo di £.120.000, venne inaugurato in occasione della prima Comunione dei bambini del 1964 e pagato con le offerte degli stessi.

La cornice in legno in parte ricoperta con foglietti d’oro, del costo sempre di £.120.000, venne pagata con le offerte dei bambini della prima Comunione di qualche anno dopo. Si decise di istituire la festa parrocchiale dedicata a Maria Stella Maris nell’ultima domenica di settembre, festa che fin dal primo anno, il 1964, risultò solenne e grandemente partecipata. In quella occasione fu preceduta da un triduo predicato da don Antonio Bartolucci, parroco di Meleto a Saludecio.

La domenica sera una lunghissima processione con la nuova immagine percorse le maggiori vie della parrocchia, allietata dalla banda di Fiorenzuola di Focara, dai numerosi falò e spari lungo il percorso e onorata dalla presenza del Vicario generale Mgr. Emilio Pasolini e da alcuni parroci e sacerdoti del vicinato. Nel 1996 un parrocchiano, il sig. Savino Cicconi, scultore in legno autodidatta, che aveva già eseguito l’ambone e l’immagine della Mater Admirabilis nella omonima chiesa, volle scolpire un simulacro della Madonna Stella Maris. Da allora nelle processioni si porta questa nuova immagine.

Ampliamento della chiesa

Con l’aumento della popolazione la modesta chiesa “provvisoria” si rivelò angusta. Secondo quanto prospettato nel 1963, era giunto il momento di erigere la chiesa definitiva, destinando poi la vecchia struttura ad altri scopi. Ma, ahimè, con la fine del grande boom economico e l’inizio delle prime crisi, si capì che quel progetto sarebbe rimasto soltanto un sogno. Comunque si doveva, in qualche modo, risolvere la faccenda. Il Vescovo, Mgr. Giovanni Locatelli, consigliò don Gino di far fare all’ architetto Luigi Fonti uno studio per un progetto di ampliamento della piccola chiesa.

Ne venne fuori che sacrificando gran parte del piazzale antistante se ne sarebbe ricavato un ambiente sufficientemente grande. La nuova struttura venne costruita completamente in cemento armato, in modo definitivo, riservandosi in un secondo tempo di rifare sempre in cemento armato il presbiterio e il corpo centrale della chiesa. Venne abbattuto il piccolo campanile a vela e costruito un poderoso campanile alto 18 m. con 4 campane, offerto da una Signora milanese.

Scomparsa di don Gino Mordini

Nel 1984 il parroco accusò uno strano malessere. Venne ricoverato per qualche tempo nella Casa di cura “Villa Maria” a Rimini per gli accertamenti del caso. Per la sua grande riservatezza non parlava mai della sua salute e anche in seguito, a chi gli avesse fatto domande circa i suoi periodici controlli clinici, dava solo vaghe e rassicuranti risposte. Tuttavia durante le funzioni o gli incontri era facile scoprire il suo stato di disagio e sofferenza. Nella prima settimana di marzo 1987 venne ricoverato al “Sant’Orsola” di Bologna per il solito “normale” controllo.

Forse neanche lui si rendeva conto del suo stato di salute se lasciò due semplici foglietti col promemoria delle cose da fare in sua assenza, concludendo che “…il parroco ritornerà fra qualche giorno…”. Ma non fu così… Il suo inaspettato decesso lasciò tutti increduli e sgomenti e i suoi  funerali furono un’apoteosi. Ci tengo a ricordare che in quel momento erano in corso i lavori di ampliamento della chiesa e la sua ultima e più importante uscita da quella chiesa che aveva tanto amato e per la quale aveva lavorato e sofferto avvenne solo dalla porta secondaria. Aveva 62 anni.

Arrivo del nuovo parroco

Dopo due mesi di “sede vacante” Don Paolo Donati accettò l’incarico di parroco a Fontanelle. Nel frattempo sotto la guida del Vicario foraneo don Dino Paesani si era provveduto comunque a garantire la continuità del servizio religioso. Don Paolo provvide a far terminare i lavori di ampliamento della chiesa, costruì la cappellina per le celebrazioni feriali ed ebbe l’idea di far progettare il centro parrocchiale. Il 10 settembre 2001 venne chiamato ad altro incarico e lasciò Fontanelle. Venne sostituito da don Mauro Angelini, che rimase fino al 2005. L’undici luglio 2005 fu la volta di don Concetto Reveruzzi che portò avanti il suo servizio fino all’inizio dell’estate del 2015.

Don Alessio Alasia

Il 7 Luglio 2015 ha fatto il suo ingresso l’attuale parroco, don Alessio Alasia.